UN ANTICO MANIERO

Sul rilievo che domina verso nord ovest l'odierno Borgo di Toppo sorgono i resti dell'omonimo castello, uno dei complessi feudali meglio conservati in area Friulana, che non pare aver subito stravolgimenti moderni fornendoci un'esemplare immagine dell'assetto di un maniero medievale. L'origine del castello non è del tutto chiara anche se le indagini storiche e archeologiche compiute negli ultimi anni hanno consentito di chiarire alcuni aspetti. Il castello è ricordato nei documenti a partire dal 1186 ma l'esistenza di un signore di Toppo, Uroino, fedele servitore del Patriarca di Aquileia, parrebbe risale a qualche decennio prima (1160 circa).

Un documento del XV secolo riporta un atto del 1220 che testimonia come in quel periodo la montagna su cui era posto il castello ed alcuni masi nei borghi di Pino e Toppo, nonchè altri possedimenti, fossero stati ceduti, con tuti i diritti feudali, dai figli di Uroino a Engelberto, Brisa e Guarnerio, discendenti di Sigisfredo di Ragogna. Nel 1231 si ha notizia dell'investitura del castello, in feudo, da parte del Patriarca ai nobili Andelberto e Engelfrdo della famiglia dei di Ragogna, la cui casata prenderà il nome di Toppo e rimarrà in possesso del maniero e dei suoi ruderi fino al XIX secolo.

Oggetto di un recente intervento di ripristino e restauro, che ha consentito di liberare i resti dalla vegetazione e dai crolli che li aveva ricoperti, dopo il lungo abbandono, iniziato già nel XVI secolo, il complesso castellano mostra l'imponenza dei suoi resti.

Contestualmente ai lavori di restauro sono stati realizzati degli scavi archeologici che hanno consentito di portare alla luce e svelare alcuni aspetti dell'originario complesso che nella fase monumentale testimoniata dai resti in elevato pare aver avuto origine tra la fine del XII e gli inizi del XII secolo, in perfetta armonia con le notizie storiche. Non si esclude che prima di questo sviluppo monumentale potesse esistere altre strutture fortificatorie, meno imponenti, delle quali non è però stata trovata finora traccia. Le ricerche hanno consentito la verifica delle fasi strutturali del fortilizio. Alla fase più antica, di fine XII-inizio XIII secolo, pare riferibile il nucleo interno del castello definito da una cortina di mura dallo sviluppo poligonale che ingloba la Torre Mastio, . Il Mastio fu la prima struttura ad essere edificata, alla quale la cinta si appoggia negli angoli nord-ovest e nord-est. Le differenze dell'apparato murario tra il Mastio e la cinta potrebbero indicare una realizzazione in tempi diversi oppure dipendere dalla diversa tipologia e funzione delle strutture.

A questo nucleo centrale, ben conservato si accedeva attraverso un piccolo ponte sopraelevato, forse anche mobile. La torre mastio costituiva l'elemento principale del nucleo centrale del castello originario e doveva raggiungere un'altezza superiore ai dieci metri ed offriva spazi adeguati per una funzione residenziale. L'accesso al mastio avveniva ad una certa altezza da terra, segno che la torre poteva costituire, come è logico, anche un ulteriore ridotto difensivo. In un determinato momento della vita del fortilizio, che non appare tuttora precisabile cronologicamente, tale accesso risultò collegato con una passerella lignea in quota ad un palazzetto che venne eretto immediatamente ad ovest del mastio, tra questo e le mura di cinta. Il nuovo edificio sostituì il mastio come residenza signorile del castello.

Altri edifici vennero comunque a disporsi, nel corso del tempo, lungo la recinzione del nucleo interno, soprattutto lungo il lato orientale. La loro funzione e forma architettonica non appare però precisabile L'analisi delle murature della cinta interna ha permesso di verificare alcuni aspetti della sua origine e trasformazione. La parte nord-occidentale, presso cui fu innalzato il Palazzetto Occidentale, potrebbe essere relativa ad una fase più antica, poi riutilizzata nell'impianto tuttora conservato. Le variazioni nell'apparato murario e le sovrapposizioni notate in alcuni settori nella parte inferiore della cortina potrebbero però essere semplicemente il risultato delle varie fasi di sviluppo di un unico cantiere costruttivo. Lungo tutto lo sviluppo interno della cinta si possono notare e dei mensoloni sporgenti, collegati ad un sistema di percorrenza con ballatoio lignei Permetteva di accedere alle aperture presente nella parte alta dei muri di cui si possono osservare alcuni elementi ben conservati, relativi a nicchie con terminazione ad arco collegate ad una finestra rettangolare.

La cinta del nucleo centrale ha subito alcuni rifacimenti ed integrazioni, soprattutto nelle parti alte dove ancora si può notare la realizzazione di un sistema con merlature, che non appare però originario. La fortificazione del nucleo interno, che abbraccia un'area non molto grande del fortilizio, doveva essere compresa entro un ulteriore cortina muraria contornata da un fossato sul lato nord ed est. In tale cinta esterna venne poi compresa anche una cappella castrense. La situazione emersa e le testimonianze disponibili consentono dunque attualmente di inserire anche il castello di Toppo nella fase di ridefinizione monumentale che interessò tra il XII e il XIII secolo i complessi fortificati del territorio presso il Meduna e i suoi guadi: strutture direttamente collegati al controllo della viabilità che da questi si distendeva.

Le attività di recupero e valorizzazione promosse per il Castello di Toppo hanno riguardato l'analisi e la documentazione dei resti esistenti e di quelli portati alla luce. È stato effettuato un rilievo con laser scanner del monumento che ha permesso di ottenere un modello tridimensionale molto accurato che risulta utile sia per le attività di valorizzazione e monitoraggio del complesso, sia per la sua conoscenza e per la divulgazione. L'attenta osservazione delle caratteristiche delle murature ha poi consentito di definire la sequenza costruttiva del nucleo centrale, indispensabile, unitamente alle ricerche archeologiche, per ricostruire la storia del castello e della sua evoluzione. L'applicazione dei dati della stratigrafia muraria e di quella archeologica sul modello tridimensionale, che è stato segmentato, ha permesso di ottenere un rilevo che si può definire in 4D: oltre alle tre dimensioni dello spazio è stata cioè aggiunta quella temporale, relativa alle diverse fasi costruttive.