NON SOLO IL CASTELLO

Toppo appare oggi un piccolo borgo rurale, adagiato ai piedi della prima catena delle Prealpi carniche, davanti al quale si apre una vasta piana alluvionale, racchiusa ai lati dal fiume Meduna e dal torrente Cosa e, verso sud, da una fila di colline, che la separano dall'alta pianura spilimberghese. Fino a pochi decenni orsono, prima del diffondersi delle coltivazioni di mais, bastava salire a mezza costa per osservare la sottostante distesa dei prati permanenti (che davano fino a tre tagli di fieno), intervallati, su meno di un terzo della superficie complessiva, da campi coltivati a orzo, mais e patate (più di rado a frumento, ancor meno ad avena). Le ormai rare boscaglie occupavano per lo più i colli, i pendii adiacenti ai ruscelli e a sud la fascia collinare. Un tempo, attraverso questo comprensorio pedemontano, passava un importante itinerario che metteva in comunicazione la pianura veneta con i valichi alpini l'oltralpe, che appare usato fin dall'epoca protostorica, come hanno confermato le ricerche archeologiche.

Tracce di antichi insediamento sono emerse lungo tutto l'arco pedemontano del pordenonese e nei territori adiacenti, anche nelle diverse vallate che su questo convergono. Anche in prossimità di Toppo non mancano testimonianze dell'antica presenza umana, in particolare a partire dall'età romana. Ma è soprattutto dall'età medievale con la costruzione del castello e lo sviluppo dei borghi di Toppo e Pino ai suoi piedi, eredi di più antichi insediamenti, che il paesaggio di quest'area si definì in quella forma che tuttora possiamo scorgere nella distribuzione degli abitati. Per saperne di più consulta i pdf che seguono:


L'origine di Toppo e il "Percorso dei Masi"

Un itinerario per la conoscenza del villaggio rurale

Il percorso dei masi, che inizia da Palazzo Toppo-Wasserman (vedi piantina), conduce alla scoperta degli originari nuclei del borgo rurale di Toppo che si è sviluppato in un contado feudale legato al castello signorile che lo dominava dalle falde del monte Ciaurlec. Il villaggio medievale, che si impostava su preesistenze di epoca romana, appare composto da due distinti nuclei: Pino e Toppo, separati dal rio Gleria. In queste borgate l'insediamento della comunità contadina era organizzato con il sistema dei masi. I masi erano una sorta di piccola azienda agricola a conduzione familiare costituita da un sedime, con le strutture abitative e gli orti, e da appezzamenti di terra coltivabile, solitamente molto frammentati e sparsi nelle vicinanze. Era anche un'unità di base per la determinazione del censo e delle tasse. A Toppo l'organizzazione del villaggio basata sui masi, tipica del sistema curtense medievale, appare invece ben documentata sino alla fine del XVII secolo. Una situazione che ha lasciato importanti tracce nell' urbanistica e architettura dell'attuale borgo, sorto dalla continua evoluzione degli antichi masi e dalla frammentazione dei gruppi familiari.

La ricerca storica e l'analisi della cartografia ha consentito di identificare e localizzare tutt'ora buona parte degli appezzamenti dei masi. Fondamentale per l'individuazione del sito degli antichi insediamenti agricoli è la mappatura toponomastica dei soprannomi familiari – risalenti al XV-XVI secolo e, soprattutto, alla metà del '700 – che coincidono con cortili e caseggiati attestati nei documenti e riconoscibili nelle carte catastali del XIX secolo. Seguendo la dislocazione delle varie famiglie all'interno dell'abitato si è scoperto che alcuni nuclei hanno occupato da molti secoli gli stessi cortili e tuttora lì risiedono. A Toppo le più antiche attestazione del sistema dei masi risalgono all'età medievale. Un documento del 1431 contiene una descrizione dei beni appartenuti ai signori di Toppo fin dal principio del XIII secolo, tra cui compaiono 8 masi collocati nei nuclei di Pino (4) e Toppo (altri 4). A partire dal XVI secolo i masi delle borgate di Toppo e Pino appaiono però molti di più: almeno 25. Fin da quel periodo, il borgo ai piedi del castello feudale appare dunque caratterizzato da due poli distinti, separati dal rio Gleria, e identificati con i masi di Toppo, verso oriente (nn. 3, 4, 5, 7, 15-19, 22, 23 sulle mappe), e di Pino, più ad occidente(lungo le attuali via Verdi e via Castello; nn. 1, 2, 8, 10-13, 16, 21, 24 sulle mappe).

Il borgo di Pino

Il nucleo di Pino, ad occidente del rio Gleria, sorgeva proprio ai piedi del Castello. Qui venne eretto anche il palazzo rinascimentale dei Conti Toppo Wassermann, quando i signori del luogo decisero di abbandonare l'antico maniero. Questa borgata appariva ruotare attorno alla via che conduceva al castello ed era caratterizzato dalla presenza di una piazza e da una grande pozza o stagno. Vi era anche un bivio stradale (la beorchia) che deve aver costituito un significativo luogo dell'abitato visto che appare più volte ricordato come indicazione topografica. Proprio in prossimità del bivio si distribuiscono due dei più antichi masi e venne poi edificato il palazzo signorile dei conti.

Il borgo di Toppo

Il nucleo di Toppo si distendeva invece più ad est lungo le attuali via Nazzaro Sauro e via della Fornace. Il toponimo Toppo, utilizzato anche per identificare la casata signorile che reggeva il castello, ebbe maggior fortuna e sopravvisse fino ai nostri giorni. Probabilmente ciò è dovuto alla presenza proprio in questo nucleo anche della chiesa dell'abitato, dedicata a San Lorenzo martire. La chiesa è ricordata come esistente già nel 1220. Nel 1505 fu autorizzata l'istituzione della Parrocchia, confermando il suo ruolo come punto di attrazione del popolamento nella zona nel corso dei secoli. Qui, infatti, si nota un importante sviluppo del sistema dei masi e dell'abitato anche dopo il periodo medievale. Le date incise sulle chiavi di volta dei portoni testimoniano questa continua crescita. Nel catasto napoleonico ed austriaco (inizi del XIX secolo) emerge che proprio lungo via Nazzaro Sauro e via della Fornace l'urbanistica del borgo è divenuta più ricca ed articolata.

Oltre ai sedimi originari dei masi, ancora ben leggibili ma accresciuti dal punto di vista architettonico, le aree costruite sono più ampie e i complessi abitativi risultano maggiormente coesi. Indubbiamente appare questo il nucleo centrale della villa di Toppo, che grazie alla sua secolare evoluzione risulta composto non soltanto da sedimi di masi, ma anche da altre case e cortili. Alcune strutture mostrano poi una certa qualità architettonica. Si tratta presumibilmente di edifici facenti capo a famiglie di piccoli proprietari indipendenti, da tempo stabilitisi presso i masi più antichi, in terreni forse coincidenti con i vecchi bearzi (orti). Dopo il terremoto del 1976 l'attività di ricostruzione ha in parte modificato l'impianto urbanistico, in particolare lungo via Nazzaro Sauro. Si possono comunque tuttora leggere i tratti del sistema dei masi che costituivano il nucleo del borgo originario.

CHIESA DELLA BEATA VERGINE DEL CARMINE

La piccola chiesa campestre della Madonna del Carmine risale al tardo '400, come testimonia il minuscolo campanile a vela. Il culto alla B.V. risale tuttavia ad epoca relativamente recente, in quanto i documenti di archivio del XVI sec. attestano una chiesa di Sanctum Vitum tavelli (San Vito in Tavella, in campagna). La leggenda vuole che un tempo, nei pressi dell'attuale chiesetta campestre, sorgesse il paese scomparso di San Vito Modesto. La credenza popolare parla di allagamenti e pestilenze, oppure di incursioni di Attila, che avrebbero indotto gli abitanti all'abbandono delle loro case e alla successiva ricostruzione in un luogo più sicuro, alle falde della montagna, dando luogo così alla nascita di Toppo. La dedicazione a San Vito Modesto richiama il culto cristiano dei martiri aquileiesi Vito e Modesto (mentre Crescenzio, che solitamente si accompagna ai primi due, non è menzionato). Tranne il toponimo e gli atti d'archivio, non è rimasta alcuna traccia dell'antica dedicazione, seppure il paganeggiante rito fontinale presso l'adiacente piêra da l'âga richiami, indirettamente, i poteri attribuiti al santo contro l'epilessia e la corèa: nota popolarmente come "ballo di San Vito". I santi martiri Vito, Modesto e Crescenzio erano tuttavia invocati in Friuli – per lo più nella bassa friulana – come protettori dalla tempesta.

Da un necrologio della chiesa di Toppo è noto che gli abitanti di Toppo, preservati dalla peste, fecero voto di celebrare ogni anno la festa di San Giuseppe, con una processione all'altare del santo, nella chiesa di San Vito in tavella (in friulano taviela = campagna). Il luogo ha tuttavia conservato tradizioni plurisecolari, quali la circumambulazione sacrale della piêra da l'âga (pietra dell'acqua, rustico anello di pietra tipo fons saliens) ed il contestuale rito lustrale-iatrico per la salute degli occhi (i passanti solevano intingere le dita nell'acqua per toccarsi gli occhi, mormorando una preghiera). I resti del muro a secco racchiudente un "prato rotondo" (ora ridotto ad un quarto di cerchio) al cui centro vi era la "pietra dell'acqua" è uno dei rari esempi di laghetto di risorgiva (ora ridotto ad arativo) utilizzato per l'abbeverata dei buoi (friul. sfueàt) ma il cui punto focale fungeva sia da riferimento sacrale sia da punto di osservazione calendariale dell'equinozio di primavera. Il sito ha restituito qualche reperto fittile di età protostorica e romana.

LA FORNACE DI TOPPO

La Fornace da calce a fuoco continuo fu impiantata, ai piedi del Monte Ciaurlec, nel 1925 per volere di una quarantina di emigranti decisi ad assicurare un futuro alle loro famiglie. Nel 1957, dopo 32 anni dalla sua inaugurazione, l'impianto ormai obsoleto cessò la sua attività e venne abbandonato sino al 1993, anno in cui venne acquistato da privati che vollero a tutti i costi restaurare il sito e rivalorizzarlo ad uso turistico. I lavori si conclusero il 31 maggio 2006 e poco dopo la Fornace venne catalogata come Insediamento di Archeologia Industriale.

PIEVE DI SAN PIETRO

L'antica Pieve è menzionata nei documenti a partire dal 1174 ma è di origine più antica. Nel corso dei secoli l'edificio originario subì numerosi rimaneggiamenti e ristrutturazioni. Nel 1776 la chiesa venne riconsacrata, dopo alcuni lavori di ampliamento, mentre venne quasi interamente riedificata tra il 1843 e il 1857, assumendo l'aspetto neoclassico in uso in quel periodo. Delle precedenti fasi dell'edificio si conservano solo il coro e l'abside, risalenti al XV secolo. Il monumento conserva importanti opere d'arte, preziose testimonianze di un luminoso passato. Il portale dell'odierna sacrestia – che in origine ornava l'ingresso principale della chiesa – è opera rinascimentale (1584) del famoso scultore Giovanni Antonio Pilacorte, alla cui scuola sono attribuibili anche i portali laterali della facciata. All'interno dell'edificio è di particolare pregio scultoreo il fonte battesimale, ornato da tre putti musicanti seduti su cartigli che sorreggono la coppa intorno alla quale si snoda un motivo fitomorfo. È opera sempre del Pilacorte, realizzata nel 1485 circa. Sulle pareti laterali e nella volta dell'abside, si può ammirare un bel ciclo di affreschi realizzati nel 1516 da Giovanni Antonio de Sacchis, detto il Pordenone. Raffigurano storie della vita di San Pietro, S. Paolo ed episodi tratti dall'Antico e Nuovo Testamento.

La qualità pittorica, l'uso dei colori e i riferimenti culturali di questo ciclo di affreschi rappresenta uno dei momenti di maggiore spessore della vita del rinomato artista rinascimentale friulano. Una pala d'altare raffigurante la Madonna col Rosario è invece riferibile a Pomponio Amalteo al quale si può attribuire anche la pala del 1533 conservata nella parrocchiale di Usago di Travesio. Fra le chiese e cappelle che dipendevano dalla pieve di Travesio e che conservano tracce di un certo pregio artistico si possono ricordare la Chiesa di Santa Maria del Latte (o di Cosa) che si trova in località Zancan: conserva un bel portale, anch'esso del Pilacorte, sul quale corre una lunga teoria (sono diciotto) di testine di putti alati e, nell'altorilievo, una Madonna allattante. All'interno si trova una rara pala dell'udinese Innocenzo Brugno cui probabilmente si deve anche la scultura della pala stessa. La campagna vicina è disseminata di tracce della devozione popolare, ne è un esempio mirabile l'ancona del Lizieri a Usago dove si trova rappresentata una Madonna dal volto bianchissimo alle cui spalle si vedono I paesi di Travesio e Usago.

IL PUNTIÇ

Il Puntiç è un piccolo ponte costruito alla maniera antica, in massi e laterizi, che congiunge le due alte sponde del torrente Cosa in località Molevana. È ritenuto il più antico ponte di Travesio, immerso nel bellissimo panorama naturale della forra del torrente. La suggestiva strada che giunge al ponte ci riconduce indietro nel tempo a quegli antichi percorsi che facevano di Travesio un punto importante di passaggio per i commerci con la Val Cosa e Tramontina, località che conservano tuttora scorci e paesaggi che vale la pena vedere.

Scoprire il territorio

Al di là di Toppo e Travesio tutto il territorio dell'alto pordenonese offre un panorama ricco di storia, cultura e bellezza. Con tante cose da scoprire, vedere e gustare.

Il segno più caratteristico del paesaggio è rappresentato dai castelli che dominano le alture che si affacciano sull'arco pedemontano. Toppo è quello meglio conservato, ma i ruderi di questi fortilizi si possono distinguere sul percorso – dotato di ciclabile - che va da Caneva, Polcenigo, Montereale Valcellina, Maniago, Cavasso nuovo, Meduno, Toppo, Solimbergo, Castelnovo e Pinzano. Una panorama che pare aver caratterizzato questi luoghi per molto tempo, già descritto da Venanzio Fortunato alla metà del VI secolo d.C. che ricordava appunto i "submontana castella" (castelli ai piedi delle montagne) lungo il percorso della via pedemontana.

Ma le antiche tracce della presenza umana emergono un po' ovunque e sono raccontate in alcune raccolte museali, dove si possono ammirare manufatti che coprono un lungo periodo di tempo, dall'età prestorica fino al medioevo. L'Antiquarium di Tesis di Vivaro e la raccolta Museale di Villa Savorgnan, a Lestans, creati e gestiti da ricercatori e appassionati locali sono le principali sedi espositive dell'ampio sistema dell'Ecomuseo de lis Aganis che coordina e promuove le attività di valorizzazione culturale del territorio.


Logo Ecomuseo Lis Aganis

L'ETÀ ALTOMEDIEVALE E MEDIEVALE

L'ETÀ ROMANA

CASTELLO DI TOPPO

TEMPO NEI LUOGHI

Una importante cellula di questo sistema e un sito di grande interesse è quello delle Grotte di Pradis, a Clauzzetto, dove alla bellezze naturalistiche delle cavità naturali si affiancano, grazie alle recenti scoperte archeologiche, le tracce delle più antiche presenze umane. l'uomo di Neandertal ed il nostro antenato Sapiens conoscevano questi luoghi e ne sfruttavano le loro ricchezze, utilizzando le grotte scavate nei millenni dal torrente Cosa e Rio Secco come ripari per le loro attività di caccia. Oltre alla visita alle grotte, la riscoperta dei nostri più antichi antenati può avvenire anche nel vicino Museo della Grotta dove oltre ai reperti degli scavi si trova anche la ricostruzione dello scheletro dell'orso delle caverne, i cui resti sono stati rinvenuti nelle cavità dell'altopiano di Pradis.

Logo Grotte di Pradis

Nel comune di Forgaria de Friuli il Parco archeologico di Castelraimondo offre la possibilità di visita ai resti di un antico insediamento, situato su un'altura che domina le vallate dei fiumi Tagliamento ed Arzino, in posizione molto strategica che permetteva di controllare un vasto settore della pianura friulana nonché un'importante via verso la Carnia e i valichi alpini. Il sito archeologico di Castelraimondo (traduzione italiana del toponimo locale "Zuc Scjaramont") è un insediamento fortificato che fu abitato ininterrottamente dal IV sec. a.C. al X sec. d.C. Il parco si può visitare liberamente mentre all'interno del municipio è allestita una Mostra permanente dei manufatti rinvenuti durante le ricerche.



www.prolocoforgaria.it


Oltre alla sua ricca storia, questo territorio offre anche degli scorci unici del paesaggio architettonico e naturalistico delle aree rurali e montane. I piccoli borghi, con le caratteristiche architetture rurali, sono tra i più affascinanti della regione. Oltre a Toppo anche il vicino borgo di Poffabro, in Comune di Frisanco fa infatti parte del club dei "Borghi più belli d'Italia".



www.borghibellifvg.it    www.borghitalia.it


All'interno di molte aree abitate non mancano poi importanti testimonianze artistiche, legate soprattutto agli edifici di culto. Tra Travesio – chiesa di San Pietro - e Valeriano – chiesa di Santa Maria dei battuti - si possono per esempio ammirare le opere rinascimentali dello scultore Pilacorte e, soprattutto, le splendide pitture di Giovanni Antonio de Sacchis, detto il Pordenone. Ma in quasi tutti i luoghi di culto e le parrocchiali della zona si possono trovare interessanti soprese.

Tra le montagne e la pianura, il territorio dell'alto pordenonese offre scorci di paesaggio unici e di grande fascino. Una bellezza che riguarda anche il paesaggio naturale che comprende anche le dolomiti friulane, recentemente riconosciute come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Tra corsi e specchi d'acqua, monti e vallate, varie sono le possibilità di svago e divertimento o per la pratica di attività sportive. Nell'ambito del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, con il Centro visite di Erto e Casso, il Punto informazioni presso la Diga del Vajont o la cellula ecomuseale di Andreis, con l'area faunistica l'assistenza dei volatili in difficoltà, è possibile immergersi in questo splendido paesaggio montano, per assaporare sensazioni inaspettate e vivere splendide avventure.



www.parcodolomitifriulane.it


Di grande interesse sono però anche la Riserva Naturale del Lago di Cornino - Centro Visite "Progetto Grifone", dove oltre allo splendido laghetto montano con la trasparenza delle sue acque di colore verde-azzurro, è stato avviato un progetto di conservazione del Grifone (Gyps fulvus) che ha portato alla creazione di una colonia nidificante. A Bordano invece la casa delle farfalle permette di immergersi in un mondo magico, ricco dei colori delle numerose varietà di questi splendidi volatili.



www.riservacornino.it    www.bordanofarfalle.it
Immagine galleria

Un esemplare di grifone adulto del Parco

Immagine galleria

Il lago di Cornino